Intervista a Stefano Vigni – Designer & Creative Director

Designer & Creative Director

Nel mondo dell’alto artigianato e del lusso su misura, ogni creazione nasce da una visione. Stefano Vigni, designer e creative director, è una figura capace di trasformare la sua sensibilità artistica in oggetti dal forte impatto estetico, con un linguaggio unico che fonde arte classica e avanguardia. In questa intervista, ci accompagna dietro le quinte della sua collaborazione con K-OVER, raccontando il suo percorso e il pensiero creativo che anima ogni progetto.

Il suo percorso professionale spazia dalla fotografia al design. Come è avvenuto questo passaggio e in che modo la sua esperienza fotografica ha influenzato il suo approccio al design?

Ho iniziato a lavorare giovanissimo, intorno ai 14 anni, nel laboratorio della famiglia Foglia, nel centro di Firenze. Lì ho scoperto una grande passione per l’arte e per il lavoro artigianale, che fin da subito mi ha dato molte soddisfazioni. Pur amando l’arte classica, ho sempre cercato di dare al mio lavoro di cesellatore un’impronta personale, una mano diversa: una mano più leggera e orientata verso forme geometriche e regolari. La svolta decisiva nella mia carriera è stata l’ottenimento della certificazione come Fabergé Work Master, ispirata alla tradizione russa delle celebri uova Fabergé.

2. Ha lavorato con marchi di lusso come Gucci e Prada. Quali lezioni ha tratto da queste esperienze e come le applica oggi nella creazione dei prodotti K-OVER?

La conoscenza della tecnica Fabergé mi ha permesso di entrare in contatto con clienti esigenti che ricercavano oggetti diversi, esclusivi di vero lusso e prestigio. Per loro ho realizzato pezzi davvero unici. Questo mi ha dato la possibilità di aprire un mio laboratorio, che nel tempo mi ha regalato grandi soddisfazioni. Tuttavia, il nostro settore ha attraversato un momento difficile e molti artigiani come me hanno dovuto affrontare sfide importanti.

3. Qual è stata la sfida più stimolante che ha affrontato nella progettazione di oggetti di lusso?

Senza dubbio, trovare l’equilibrio tra tradizione e innovazione. Unire la classicità dell’arte orafa a un’estetica contemporanea e a una funzionalità moderna è una sfida continua. Le cover K-OVER devono essere oggetti di design, ma anche funzionali e carichi di significato.

4. Come nasce un nuovo design per K-OVER? Ci racconta il processo creativo, dalla prima idea fino alla realizzazione finale?

Ogni cover nasce da una mia idea personale, ed è interamente realizzata a mano. Oltre a svolgere la funzione originaria di glacette per champagne, sono veri e propri oggetti di design che possono essere utilizzati come elementi decorativi d’arredo, diversi da tutto ciò che si trova oggi in commercio. Prendiamo la cover Incontro, ad esempio: è ispirata ai quadri di Picasso e racconta una storia d’amore. L’ultima che ho realizzato, invece, è una dedica alla nascita di mio nipote Diego ed è ispirata all’arte classica.

5. Quali innovazioni o tendenze nel design di lusso ritiene più interessanti per il futuro?

Fare previsioni non è semplice: l’artigianato oggi è una sfida continua. Bisogna restare fedeli alla tradizione, ma allo stesso tempo interpretare i gusti e le esigenze del presente. In questo senso, credo che l’idea delle cover K-OVER sia vincente. Si tratta di oggetti che prima non esistevano, realizzati con tecniche classiche ma con un’estetica attuale, pensata perché possa essere inserito in contesti più attuali. È chiaro che si tratta di oggetti costosi: si parte dalla materia prima, l’argento, e si aggiunge un lavoro artigianale che può richiedere mesi. Ogni dettaglio, ogni rifinitura devono essere perfetti, nulla può essere lasciato al caso. Per questo le cover sono oggetti di lusso destinati ad un pubblico capace di riconoscerne il valore.

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